Qualche settimana fa, mi trovavo in giro in macchina e, ad un certo punto, d’improvviso, vedo arrivare all’orizzonte un temporale di quelli decisi, con rischio grandine di quella come vediamo, purtroppo, ultimamente. Mi trovavo in un paesino della provincia di Torino e ricordavo che, nel centro dell’abitato, doveva esserci un piccolo portico sotto cui cercare riparo. Messami in cerca, il portico c’era, effettivamente, e, di conseguenza, il riparo di cui approfittare fino a temporale passato.
Mentre attendevo la fine della sfuriata, un pensiero mi raggiunge con nitidezza: la nostra vita, con la sua quotidianità spesso faticosa e solcata da tempeste di vario genere, può trovare, volendolo, pace in Dio e la Sua legge, ripari che hanno la stessa funzione del portico di cui sopra. La tempesta può imperversare anche con violenza, fuori, ma tu, se conosci Dio, sai che sei al riparo per attendere il passaggio della bufera, potendo contare sulla pace che viene da Qualcuno di potente e più grande del male che vedi fuori. Cos’è che ci consente, però, di godere di tale certezza? Come per l’esempio fatto era necessario conoscere il territorio in cui mi trovavo, così per trovare riparo in Dio, quando la vita ci presenta burrasche, serve poter contare sull’esperienza di Dio, esperienza che serve coltivare, vivendola, giorno per giorno. L’uomo, per sua natura, infatti, cerca prima di tutto ciò che conosce, si trova a suo agio in prima battuta con ciò che ha già potuto incontrare ed esplorare nel tempo. Per questa ragione, dunque, serve aiutarsi a crescere, poco a poco, nella relazione con Dio per entrare in quella confidenza che ci fa andare immediatamente da Lui, o sintonizzarsi sui suoi insegnamenti, quando i marosi della vita ci travolgono. Andare da Dio significa avere famigliarità con il Suo modo di pensare, con il Suo modo di amare, senza quella vergogna e quella paure umane che, spesso, ci abitano. Lo abbiamo ascoltato nelle letture di ieri, tutte imperniate sul richiamo fraterno alla correzione e sulla riconciliazione. A volte, per una ingenua idea di perfezione cristiana, crediamo di essere al di sopra dell’errore e, quindi, rischiamo di rimanere spiazzati, se non addirittura scandalizzati, quando questo dovesse toccarci in prima persona. Il problema non è l’errore, umanamente e cristianamente parlando. Il problema è concepirlo come esperienza totalizzante, lasciandogli l’ultima parola, fermandoci al cosa è successo senza guardare al come si può riparare. Tornare a sperimentare il portico di Dio significa imparare a guardare alla vita con la grandezza della Sua Sapienza, riparandosi sotto lo sguardo allargato alla verità impregnata d’Amore che consente anche all’uomo più ferito e disorientato dalla vita, di trovare il giusto riparo.
Dopo la pausa estiva, si ricomincia il cammino di fede alla luce del carisma IO. Che la Madonna ci aiuti a riscoprire Dio e a trovare riparo sicuro sotto il Suo portico. Amen!
In Jesu et Maria
Mariachiara

