È proprio vero che lo Spirito Santo ispira menti e cuori per renderli coraggiosi nel momento esatto in cui tutto pare irrimediabilmente schiacciato sotto il peso dell’ingiustizia. La storia di don Carlo De Cardona lo dimostra con grande chiarezza.
Don Carlo è stato uomo di Dio risoluto e dal carattere combattivo, degno della terra che gli ha dato i natali a fine Ottocento, la Calabria. Don Carlo è stato, di fatto, uno dei più importanti, ma sconosciuti ai più, interpreti della Rerum Novarum di Leone XIII, lavorando indefessamente per contrastare la povertà della popolazione contadina della sua terra fondando due importanti realtà: le leghe del lavoro e le casse rurali. Le prime erano la risposta all’invito rivolto ai lavoratori cattolici, da papa Leone XIII, di consociarsi per difendere meglio i propri diritti di fronte al sopruso di padroni senza scrupoli; le seconde erano, invece, la soluzione per combattere l’usura che nel cosentino, dove operava don Carlo, era, purtroppo, la piaga che vessava i più poveri e, tra questi, soprattutto i contadini. Vorrei soffermarmi sull’esperienza delle casse rurali perché l’impianto messo a punto da don Carlo, assolutamente innovativo per il Sud Italia, è stato, di fatto, l’embrione del sistema del credito cooperativo italiano. La cassa rurale era costituita da contadini, piccoli artigiani e commercianti che, versando una piccola quota, andavano così a formare il capitale dell’istituto che veniva utilizzato per concedere prestiti ai soci. Gli interessi applicati erano bassissimi e non servivano per accumulare profitto speculativo ma per il sostegno sociale del territorio. Altra cosa: non venivano chieste garanzie patrimoniali (che, peraltro, i contadini ed i poveri per cui era stata fondata la cassa rurale non possedevano) ma il sistema di fondava sulla fiducia personale. Chi chiedeva il credito veniva valutato dalla comunità. Di fatto, era lo stesso sistema su cui oggi si fondano alcune tra le piattaforme di scambio di esperienze lavorative e di ospitalità più utilizzate. Grazie a queste due realtà, le leghe del lavoro e le casse rurali, don Carlo contribuì a cambiare il destino di migliaia di famiglie calabresi che, ancora oggi, lo ringraziano attraverso iniziative in sua memoria. Naturalmente, come succede sempre quando si opera per il bene dei più fragili e poveri, don Carlo fu fortemente osteggiato dalle élite del territorio, notabili e latifondisti, tanto da doversi ritirare in casa del fratello in altra regione. Ma l’animo da uomo di Dio non cambiò mai. Per approfondire la figura di quest’uomo tutto d’un pezzo e di quanto appena accennato qui, potete leggere questo bell’editoriale Don Carlo De Cardona, il sacerdote calabrese che inventò le banche dei contadini.
Don Carlo ci aiuti ad avere il suo coraggio, la sua determinazione, la sua creatività, aumentata dall’azione dello Spirito Santo, e a non avere paura.
La nostra preghiera di Oranti secondo il carisma di IO serva a fecondare tanti cuori e tante menti di uomini e donne, del mondo dell’economia e della finanza, per aiutarli a seguire l’esempio di don Carlo, cambiando la storia del loro Paese.
Don Carlo De Carbona è dal 2010 servo di Dio. Nel giugno 2025, si è conclusa la fase diocesana del processo per la sua beatificazione.
Caro don Carlo, prega per noi!
Un caro saluto in Jesu et Maria,
Mariachiara e tutta IO

